Psicologia sociale 2011

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esiti finali

ecco la valutazione finale per i miei corsisti.

il voto proposto scaturisce – come più volte chiarito – dall’esito della seconda prova, decisiva, tenendo conto della prima prova solo se l’esito del primo test è superiore al risultato della seconda: in tal caso è stata fatta la media tra i due esiti.

per la verbalizzazione potrete presentarvi in una qualunque seduta d’esami dell’anno accademico 2011-2012 senza necessità di prenotazione.

chi non ha superato la prova (non sup.) è tenuto a sostenere l’esame in forma orale conferendo come non corsista (vedi qui il programma per i non corsisti) e previa prenotazione on line.

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prova finale

come anticipato, il test finale si terrà il giorno 7 dicembre 2011.

la prova è prevista alle ore 16.00 nelle aule 1 e 4 di via Mazzaroppi,

il test, simile a quello della prova intercorso, verterà su tutti gli argomenti corsuali svolti.

mi raccomando puntualità, documento di identità, penna, matita, gomma, temperamatita.

l’influenza minoritaria

Quello dell’influenza minoritaria, ovvero dell’influenza esercitata da soggetti – individui o gruppi – che non sono in condizione di vantaggio sociale, nei confronti delle maggioranze, è un capitolo relativamente nuovo della psicologia sociale.

La storia del XX secolo appariva fino al secondo dopoguerra come una storia scritta da leaders carismatici e masse segnate dalla conformità. Gli anni ‘60 sembrano l’inizio di un capitolo della storia sociale scritto da individui o gruppi le cui posizioni divergono fortemente dalle posizioni maggioritarie.[1]

È, in particolare, con Serge Moscovici, a partire dal suo lavoro Psicologia delle minoranze attive (1976) che ci si orienta a meglio comprendere le condizioni e gli effetti delle posizioni espresse da gruppi minoritari all’interno della società, alla luce di una significativa distinzione tra il cosiddetto modello funzionalista (la realtà sociale è intesa come un dato di fatto ed i processi corrispondono primariamente ad una funzione adattiva e conservativa)  ed il nuovo modello genetico (che prospetta una concezione costruttivista ed innovativa delle relazioni sociali).

L’osservazione di Moscovici è che la concezione funzionalista della società porta ad interpretare le relazioni tra gli individui ed i diversi gruppi in termini di adattamento e conservazione dei riferimenti normativi, in base ad un circolo chiuso rappresentato da controllo sociale e conformità.

La proposta conseguente all’approccio genetico è quella di guardare alla società come ad un luogo di conflitti capaci di attivare processi di cambiamento attraverso l’innovazione dei presupposti valutativi.

L’attenzione di Moscovici e degli interpreti dell’influenza minoritaria è fortemente rivolta ai processi di relazione e comunicazione perché è in questi ambiti che si colgono le ragioni dell’efficacia della persuasione orientata all’innovazione. Al riguardo si distinguono due aspetti del comportamento comunicativo: strumentale, relativo all’oggetto del contendere, ovvero alle qualità proprie di ciò che viene comunicato, potremmo dire di contenuto; simbolico, che dà informazioni sull’attore ovvero riferibile alle caratteristiche che vengono riconosciute al soggetto minoritario in conseguenza del suo comportamento (riconducibile dunque alla fonte).

Fondamentale è lo stile, ovvero la consistenza dei comportamenti con cui la minoranza difende e sostiene la propria posizione; una consistenza che si esprime a livello intra-individuale in termine di congruenza e compattezza delle argomentazioni  anche con riferimento al tempo, attraverso la continuità e determinazione con cui le proprie ragioni ed argomentazioni vengono portate avanti (consistenza diacronica) ma che si manifesta anche attraverso la compattezza delle posizioni dei diversi individui all’interno della minoranza (la consistenza interindividuale  o sincronica).

L’esperimento della “torre di controllo” è storicamente ricordato per aver messo in luce l’impatto persuasivo della semplice persistenza sistematica di un qualsiasi giudizio.

Non è qui possibile rendere conto della molteplicità delle considerazioni presenti in letteratura intorno alle dinamiche minoritarie. In estrema sintesi si può rilevare che per quanto le minoranze siano meno influenti a livello pubblico sulle persone quando altri membri della maggioranza oppongono resistenze, viene ad essere comunque confermata la possibilità per le minoranze di conseguire un’influenza sulle maggioranze.

La questione chiave riguarda piuttosto la natura del cambiamento indotto dalle minoranze, confrontato con quello derivante dall’influenza maggioritaria e che riguarda in modo importante le convinzioni profonde piuttosto che quelle di superficie indotte dai due tipi d’influenza.

In un famoso studio, detto dell’after effect o effetto postumo, dal nome dell’effetto percettivo utilizzato da  Moscovici e Personnaz (1980) nella costruzione e nello sviluppo del disegno sperimentale, i soggetti sono divisi in coppie formate da un soggetto ingenuo e da un complice.[2]

Il disegno sperimentale prevede quattro fasi.

  1. Si mostra ai soggetti una serie di cinque diapositive verdi o blu, acquisendo la risposta in privato relativamente al colore primario e a quello postumo. Lo sperimentatore “informa” i soggetti intorno alle risultanze di precedenti analoghi studi. In realtà, si crea un’identificazione del soggetto ingenuo con una fantomatica maggioranza/minoranza;
  2. a seguire ulteriori somministrazioni di diapositive, i soggetti esprimono i giudizi pubblicamente, senza pronunciarsi sul colore residuo. Il soggetto complice – che risponde per primo – afferma sempre che le diapositive sono “verdi”;
  3. la coppia torna ad esprimere segretamente il giudizio di discriminazione del colore della diapositiva e dell’after effect;
  4. il complice dello sperimentatore si allontana. Il soggetto ingenuo risponde di nuovo ad altre 5 prove, in privato (colore e after effect).

Nelle condizioni in cui l’influenza si configura come minoritaria si osserva un significativo spostamento del giudizio relativo al colore postumo del verde (il rosso-viola) che viene espresso dai soggetti influenzati. In sostanza, i soggetti esposti all’influenza minoritaria non cambiano solo il giudizio percettivo relativo al colore primario (che è esposto pubblicamente) ma anche quello concernente il colore fantasma senza che mai questo colore sia stato valutato in situazione di confronto sociale. Dunque, una volta che ci si orienta verso la posizione della minoranza, non cambiano solo i giudizi pubblici ma anche le percezioni per così dire interne, le credenze e le convinzioni più profonde.

Si possono formulare alcune risposte all’interrogativo sulle ragioni dell’efficacia persuasiva della minoranza.

Il fatto stesso che sia espressa da una minoranza una posizione diversa induce la maggioranza ad interrogarsi sulle sue credenze e questo può evidenziare alle stesse maggioranze la relativa fragilità degli assunti di valore e di realtà alla base delle proprie posizioni. Le posizioni della minoranza, solide e coerenti nelle diverse situazioni, possono allora incrementare nella maggioranza la percezione che la minoranza stessa possieda e possa interpretare convinzioni più profonde, con possibili, conseguenti effetti di conversione tra la platea maggioritaria.

Al termine di questa sintetica esposizione dei principi fondamentali dell’interpretazione genetica, si può osservare che la coerenza e consistenza delle posizioni espresse sono una condizione necessaria affinché una minoranza possa giungere a legittimare le proprie idee, ma che la consistenza è una caratteristica che certamente non nuoce alle strategie persuasive delle maggioranze. Tanto le posizioni minoritarie che maggioritarie traggono vantaggio dalla ripetizione sistematica delle proprie idee e dalla formulazione congruente delle proprie argomentazioni. D’altra parte il fattore di ripetizione sistematica è alla base di tutte le campagne importanti di comunicazione pubblica. Tanto a livello politico quanto a livello commerciale, le campagne della comunicazione sono essenzialmente impostate nella ricerca della coerenza e sulla ripetizione talvolta ossessiva di alcuni contenuti chiave.

Tra influenza maggioritaria ed influenza minoritaria la differenza fondamentale risiede piuttosto negli effetti del processo della comunicazione sociale.

Moscovici sostiene che nel paradigma del conformismo, la maggioranza mette in atto un processo di confronto sociale, nel quale il soggetto confronta la propria risposta con quella degli altri senza dedicare molta attenzione o riflessione all’argomento stesso. Per quel che riguarda gli effetti, Moscovici afferma che la maggioranza suscita unicamente un’acquiescenza a livello pubblico. Qualsiasi effetto prodotto a livello interiore avrebbe vita breve perchè una volta che la persona sia libera dalla presenza della maggioranza si concentrerebbe nuovamente sul problema e ritornerebbe sulle proprie posizioni precedenti. Al contrario, una minoranza stimola un processo di validazione, un’attività cognitiva che mira a comprendere perchè la minoranza rimane coerente alla propria posizione. L’attenzione sarà pertanto diretta all’oggetto, e nel corso di questo processo può accadere che il soggetto di maggioranza, a volte senza persino rendersene conto, incominci ad osservare l’oggetto dal punto di vista della minoranza e si converta interiormente (o a livello latente) alla sua posizione. Le pressioni normative della maggioranza (se resistono apertamente almeno) impediranno tuttavia che quest’effetto si manifesti pubblicamente. Secondo Moscovici quindi, le maggioranze provocano acquiescenza (senza conversione) e le minoranze provocano conversione (senza acquiescenza).

Oltre a questi due effetti (acquiescenza e conversione), un altro effetto importante connesso all’influenza minoritaria è l’effetto divergenza messo in evidenza da Nemeth. Quest’effetto è favorito nelle situazioni in cui il contesto (quando vige la norma sociale di originalità o di innovazione), il compito o il tipo di stimolo (la presenza di una minoranza) sollecitano le persone a pensare e ad agire in modo autonomo, assumendo posizioni personali o esprimendo idee nuove o originali. La teoria della divergenza di Nemeth che in pratica costituisce un’estensione della teoria dell’influenza minoritaria, supera la definizione ristretta dell’influenza in termini di “prendere il sopravvento”, proponendo una definizione che tiene conto anche del modo in cui il dissenso minoritario condiziona le persone a pensare a un dato argomento in modi diversi. Le persone esposte all’influenza minoritaria si impegnano in un’attività di pensiero divergente per cui invece di adottare semplicemente le posizioni minoritarie, cercano e scoprono soluzioni alternative, diverse da quelle direttamente proposte dalla minoranza, soluzioni nuove che senza la sua influenza non sarebbero state scoperte.


[1] Moscovici S. [1976], Psicologia delle minoranze attive, Boringhieri, Torino 1981; pag. 9.

[2] L’espressione after effect si riferisce al fatto che se osserviamo intensamente uno stimolo colore posto su sfondo bianco, alla scomparsa dello stimolo segue la percezione di un colore postumo che è identificato nel colore complementare del primo, al livello della scala cromatica.

la leadership

l’influenza degli astanti

prova finale

siamo nel rettilineo finale del corso.

le ultime lezioni si terranno alla solita ora:

mercoledi 16 novembre

giovedi 17 novembre

giovedi 24 novembre

dopodiché avremo il test finale, previsto per il giorno 7 dicembre 2011.

il test, simile a quello della prova intercorso, verterà su tutti gli argomenti corsuali complessivamente svolti.

mi raccomando puntualità, documento di identità, penna, matita, gomma, temperamatita.

per l’ora e l’aula del test attendete aggiornamenti su questo stesso post.

La norma della conformità

La conformità è l’innovazione sono processi basilari del comportamento sociale umano; essi possono essere concepiti come modalità del processo della persuasione e come effetti che ne derivano.

Nel corso della loro storia, i sistemi sociali, i gruppi, gli individui, si adattano ed intervengono sull’ambiente, sia fisico sia culturale, seguendo sistemi di regole consolidate, interiorizzate (regole, per l’appunto, ovvero riferimenti normativi, nell’accezione di M. Sherif) ovvero anche modificando queste regole in base a motivazioni differenti ma in coerenza con il principio generale del dominio conseguito dal sistema delle regole innovate. Ciò significa che anche l’innovazione risponde del teorema dell’uniformità come criterio biologico e culturale aggregativo. D’altronde la somiglianza è il criterio costitutivo dell’identità: le persone simili per qualche fattore si riconoscono come parte di una determinata categoria e attraverso questa strada declinano la loro identità sociale. Le persone possono sentirsi altresì portate alla differenziazione, ma le innovazioni che esse propongono hanno rilievo sociale se fissano nuove categorie linguistiche ovvero in qualche modo si affermano socialmente delineando un nuovo riferimento normativo capace di richiamare la conformità.

La conformità si esprime, dunque, come una forza centripeta e l’innovazione come una forza centrifuga ma ambedue rispondono al principio della geometria variabile: ambedue servono ad assicurare l’equilibrio di un sistema in costante mutamento.

Questo principio è riconoscibile ampiamente nelle comunicazioni sociali: la pubblicità e la propaganda possono intervenire per rinforzare credenze, atteggiamenti, comportamenti già attivi in una certa popolazione (incrementando la conformità) ovvero tentando di modificarli; in quest’ultimo caso l’obiettivo sarà quello di introdurre delle etichette in grado di diffondersi e consolidarsi in forma di nuova regola di conformità. La conformità, dunque, parte sempre da un richiamo ad una fonte maggioritaria.

La conformità, nello specifico, riguarda l’effetto di fattori d’influenza su pensieri, sentimenti e comportamenti che ci portano ad essere in linea con i riferimenti sociali rappresentati sia da gruppi reali sia da gruppi immaginari. Noi sentiamo che altri individui, il più delle volte inquadrabili in una certa categoria sociale e identificabili attraverso un’etichetta linguistica, hanno una certa idea intorno ad un certo argomento, ritengono giusto comportarsi in un certo modo in particolari circostanze, e così via. Quanto pesa su di noi l’esempio rappresentato dagli altri? Quanto influisce ciò che gli altri credono vero, giusto o opportuno, orientando la nostra personale concezione di ciò che è la norma di verità, giustizia ed opportunità? Ovviamente un aspetto critico è rappresentato dal fatto che gli individui, i gruppi ed anche i macroaggregati sociali (comunità, popoli, nazioni) possono esperire un numero finito d’interazioni significative con altri individui, gruppi ed aggregati e che dunque i riferimenti normativi della conformità dipendono dalle concrete opportunità di contatto che si vengono a determinare, per ragioni storiche, geografiche o tecnologiche. In questo senso la norma sociale non è mai una norma rigida, sempre e comunque uguale a se stessa, essa è il prodotto della geometria variabile che è propria di tutte le relazioni sociali. Essa non è tanto ciò che la gente effettivamente pensa o fa, ma ciò che noi riteniamo rilevante rispetto a ciò che la gente pensa o fa.

La norma sociale è dunque semplicemente un criterio di giudizio e comportamento; in particolare, la norma può essere rappresentata da idee e riferimenti ampiamente condivisi a proposito di ciò che le persone dovrebbero pensare o in relazione a come le persone dovrebbero comportarsi.

La pubblicità e la propaganda sono strumenti di intensificazione della probabilità di contatto sociale con individui personalmente non raggiungibili al fine di generare una categoria significativa di conformità.

La conformità produce conformità perchè implica l’influenza di norme tanto manifeste quanto implicite che, sul piano percettivo, affettivo e cognitivo, si impongono potentemente in termini di autoreferenzialità.[1]

È interessante rilevare che la norma di conformità viene generalmente rinforzata quando le nostre credenze ed i valori sociali si traducono in comportamenti “spontanei” caratterizzati da una bassa disposizione ad interrogarsi sulla ragione per cui ci si comporta in quel modo piuttosto che non in un altro. In altri termini, quando ci comportiamo come noi vogliamo, spontaneamente, il più delle volte assecondiamo orientamenti all’azione conformistici: l’utilità fondamentale della conformità è infatti quella di alleggerirci dal compito di interrogarci sulle necessità e motivazioni del nostro comportamento, assicurandoci un punto di vista condiviso da ‘tutti’ e dunque non discutibile. Così il sabato sera vogliamo divertirci, a Natale amiamo scambiare doni e fare shopping, d’estate non vediamo l’ora di abbronzarci o, ancora, sentiamo di appartenere ad una razza superiore a qualcun’altra e pensiamo che il nostro dio è il vero ed unico Dio, per il semplice fatto di crederlo. Sono esempi d’impulsi e rappresentazioni che possono scaturire dal di dentro, frutto di motivazioni e convinzioni personali, profondamente radicate e sentite come proprie, ma che inevitabilmente rivelano gli effetti delle comunicazioni interpersonali e più generalmente sociali che inducono alla conformità.

Un altro fattore di rinforzo della conformità, si afferma allorché osserviamo la convergenza ed uniformità con cui tendenzialmente si manifestano le opinioni ed i comportamenti degli altri, individui e gruppi. L’osservazione dell’altrui comportamento è stata valorizzata dalle teorie del modellamento. L’esempio dei genitori, il comportamento degli amici, generalmente producono importanti effetti nell’acquisizione di riferimenti normativi. Ad un livello più ampio anche pubblicità e propaganda agiscono sensibilmente in direzione del modeling adottando strutture significative di rappresentazione, finalizzate ad indurre emulazione.

Un importante terzo fattore di conformità si produce quando una qualche fonte di autorità riconosciuta ci chiede di rispondere ad un comando. In tal caso possiamo semplicemente agire per effetto della richiesta senza alcuna considerazione per la consistenza delle motivazioni che sono alla base della richiesta formulata.

Dunque, quali processi e dinamiche si verificano allorché assecondiamo le nostre credenze (condivisione), osserviamo l’altrui convergenza ed uniformità (acquiescenza) e riceviamo ordini dall’autorità (obbedienza)?

Si possono individuare tre differenti dimensioni della conformità messe a fuoco da altrettanti studi fondamentali.

La condivisione: la conformità scaturisce dalla regolazione reciproca e sancisce una norma che l’individuo sente come sua. La conformità è allora il prodotto del processo di formazione della norma all’interno del gruppo. Lo studio basilare di riferimento è l’esperimento detto dell’effetto autocinetico di Muzafer Sherif (1936).

Con il termine acquiescenza ci si riferisce al fatto che la conformità è il prodotto della pressione di gruppo nei confronti dell’individuo; pressione, va chiarito, non significa che il gruppo impone esplicitamente o attivamente un certo punto di vista. La pressione si manifesta anche attraverso la constatazione delle regolarità dell’altrui comportamento.  La pressione di gruppo è stata studiata, tra i primi, da Salomon Asch nel suo esperimento sul confronto delle linee (1955).

Infine, l’obbedienza: in questo caso la conformità viene ad essere il prodotto di richieste e comandi provenienti da fonti di autorità. Al riguardo, lo studio fondamentale è quello di Stanley Milgram sull’obbedienza distruttiva (1974).

Il primo dei tre lavori richiamati, lo studio di Muzafer Sherif (1936) è realizzato in laboratorio, in un ambiente oscuro, presentando ai soggetti un punto luminoso immobile che, per effetto del buio assoluto ovvero della mancanza di punti di riferimento diversi dalla piccola fonte luminosa, produce un’illusione di movimento (effetto autocinetico) del punto stesso.

Nel contesto di sessioni individuali e sessioni di gruppo si raccolgono le stime dello spostamento che le singole persone hanno percepito e si confrontano i giudizi in termini di medie e campo di variazione. Inoltre si confrontano i giudizi attraverso sessioni che adottano la sequenza individuo-gruppo e gruppo-individuo.

Le principali evidenze sperimentali sono che il campo di variazione dei giudizi espressi nelle sessioni individuali è più ampio di quello che si evidenzia nelle situazioni di gruppo.

Se i liberi giudizi individuali (di quanto si è spostato il punto luminoso?) sono espressi alla presenza degli altri, si rileva una convergenza modale, centripeta, per la quale questi giudizi individuali si assomigliano più di quanto non sia per i giudizi individuali espressi anche in un contesto individuale.

Ma il punto essenziale è che se le sessioni di gruppo precedono le sessioni individuali, anche in queste ultime sessioni – ove i giudizi sono formulati separatamente – gli individui esprimono valutazioni che riflettono la norma  elaborata nel contesto di gruppo.

Sherif ha avuto modo di osservare che gli effetti della norma di gruppo sono stabili e presenti a lungo termine, anche a distanza di un anno.

Gli interrogativi di Salomon Asch, nel corso dell’esperimento sul confronto delle linee (1955), riguardano essenzialmente il grado di autonomia di giudizio che le persone possono conservare se messe di fronte ad una pluralità di individui che esprimono concordi valutazioni diverse.

Attraverso una consegna sperimentale molto semplice (quale fra tre linee è uguale ad una linea campione), gruppi di nove soggetti (otto complici dello sperimentatore ed un solo soggetto reale) confrontano le linee poste su una serie di cartelloni.

Il soggetto ingenuo è interpellato dopo i soggetti complici che, dopo la terza sessione, forniscono in modo compatto risposte sbagliate.

Le principali evidenze sperimentali sono che una percentuale significativa di soggetti ingenui si conforma ai giudizi inesatti intenzionalmente forniti dai complici di Asch e che, una volta che ci si conforma al giudizio degli altri, aumenta la probabilità che si continui a fornire risposte errate ma conformi.

Si nota, poi, che i soggetti ingenui forniscono risposte conformi a quelle dei soggetti complici anche se poco convinti (acquiescenza) ma che la tendenza a conformarsi può essere attenuata dalla presenza di un individuo che formula giudizi veritieri a contrastare quelli del gruppo.

In sintesi, il lavoro sperimentale di Asch evidenzia la capacità dei gruppi o, per meglio dire delle maggioranze, di influenzare il giudizio individuale. Per l’individuo non è facile esporsi nei giudizi in contrasto a quello che i più affermano e questo giudizio può essere espresso in assenza di una profonda, motivata convinzione personale.

Il terzo dei tre lavori, lo studio di Milgram detto anche esperimento Eichmann (1974), analizza le reazioni personali a comandi immorali che implicano azioni distruttive.

Lo sperimentatore (autorità) chiede ai soggetti ingenui di erogare scosse elettriche d’intensità crescente, fino ad una soglia mortale ad altri soggetti (complici) per esigenze connesse ad un esperimento fittizio. Le scosse sono finte ma l’effetto è realistico.

In questo contesto pseudoscientifico (ai soggetti viene detto che lo studio serve ad approfondire l’apprendimento), si valuta l’incidenza sull’obbedienza di quattro variabili: la vicinanza della vittima, la vicinanza dell’autorità, la legittimità dell’autorità e l’influenza dei pari.

Il risultato sconvolgente è che una percentuale consistente d’individui si rende disponibile a somministrare scosse di elevata intensità, anche potenzialmente mortali ad altri individui. E questi carnefici non evidenziano alterazioni psichiatriche, sono persone comuni che non riescono a sottrarsi all’influenza dello sperimentatore (l’autorità) che le incita a premere il pulsante di erogazione delle scosse.

Milgram ha potuto osservare che il fattore che riduce la consistenza dell’obbedienza è la vicinanza della vittima, quello che la potenzia è la vicinanza dell’autorità.

L’obbedienza è altresì meno consistente se al fianco del soggetto ingenuo è posto un altro soggetto che si dissocia.

Viceversa le qualità della fonte di potere non sembrano decisive: se l’esperimento è svolto in una prestigiosa università oppure in una scalcagnata società privata da persone di diversa credibilità, il risultato non cambia.

Una volta che i soggetti sperimentali hanno aderito all’esperimento, accettando, di fatto, il principio di autorità dello sperimentatore, la rete del potere appare particolarmente resistente.

La sostanziale inefficacia della comunicazione autoritaria laddove la fonte è distante è la ragione per cui questo tipo di leva d’influenza è di fatto impraticabile a livello delle comunicazioni di massa.

Nelle comunicazioni diffuse l’unica strada per ottenere l’influenza sta nella capacità di convincere il bersaglio che egli è libero di esercitare o meno un qualsiasi comportamento oppure nel convincerlo che esistono motivazioni  che possono essere effettivamente soddisfatte aderendo alla posizione che viene proposta.

Anche la propaganda, che pure è comunicazione espressa da fonti di potere ed autorità, deve accompagnare i toni imperativi  con leve più vantaggiose dal punto di vista persuasivo.

La letteratura fornisce numerose interpretazioni ed integrazioni degli studi sulla conformità alla pressione di gruppo ed all’autorità che abbiamo analizzato. Appare essenziale chiedersi se in contesti culturali e storici diversi sia legittimo attendersi variazioni significative della conformità rilevabile.

R. Bond e P. Smith (1966) hanno realizzato una meta-analisi a partire da 133 studi che hanno adottato il paradigma sperimentale di Asch, svolti in 17 paesi tra il 1952 ed il 1996.[2] La conformità si riduce gradualmente nel periodo considerato, ma ciò non necessariamente significa che è destinata a decrescere indefinitivamente. Vi sono, più plausibilmente, epoche in cui la conformità appare tratto dominante e periodi in cui la conformità entra in crisi, ma i cicli storici di più lungo periodo possono farci prevedere oscillazioni in ambedue i sensi della maggiore o minore conformità. La storia non è mai scritta prima che essa si verifichi e dunque anche le preoccupazioni per un futuro ultrasocializzato non possono essere accantonate. Ancora, la conformità appare più elevata nelle società collettiviste piuttosto che in quelle individualiste.[3]

Deutsch e Gerard (1955) hanno introdotto un’importante distinzione sulle motivazioni alla conformità rilevate da Asch. L’acquiescenza può essere il prodotto di una influenza informazionale che induce ad accettare un’informazione proveniente dagli altri come prova di verità oltre che di un’influenza normativa che porta l’individuo a conformarsi alle aspettative degli altri per il solo bisogno di essere accettati.

La distinzione appare rilevante laddove l’influenza informazionale implica il desiderio di padroneggiare la verità e dunque il presupposto che gli altri dispongano di conoscenze utili. In sostanza, il soggetto si conformerebbe iper-valutando l’affidabilità di gruppo e la fiducia percettiva: in base al principio che quattro occhi vedono meglio di due.

Se il compito presenta ambiguità, la conformità si manifesta in forma di adesione e accettazione (Sherif) ed aumenta la probabilità che l’influenza abbia una base informazionale.

L’influenza normativa tradisce invece il bisogno prevalente di essere accettati e di guadagnarsi l’approvazione.

Essa influenza si traduce in conformità pubblica, ma non in un’adesione privata profonda (Asch, al riguardo, ha verificato una minore conformità se la richiesta di giudizio impone una risposta per iscritto).

Tra i fattori che influenzano la conformità, ricordiamo le relazioni di gruppo percepite, Wilder (1984). Ci si chiede: che cosa cambia se i soggetti complici sono presentati come 4 individui, 2 gruppi di 2, o 1 gruppo di 4 persone? Chi produce maggiore conformità?

La risposta di Wilder è che se le persone sono presentate come un gruppo, il soggetto ingenuo le valuta come suscettibili di contaminazione del giudizio. Dunque, noi tendiamo ad essere più influenzati dalle persone che percepiamo come indipendenti nel giudizio.

Una conferma generale dell’importanza dei giudizi difformi si ha tanto dall’esperimento di Asch che da quello di Milgram.

Quando Asch ha introdotto nel gruppo sperimentale un alleato del soggetto ingenuo per indebolire la compattezza della maggioranza si è, effettivamente, rilevata una minore conformità in conseguenza della riduzione della pressione normativa.

Anche nel caso dell’esperimento di Milgram, l’introduzione di un dissidente, favoriva il disimpegno del soggetto critico. Si conferma quindi l’idea di una geometria variabile nei processi di influenza per la quale noi elaboriamo la nostra posizione con un grado significativo di dipendenza dalle posizioni altrui.

È comunque forte la norma che impone l’obbedienza (l’obbedienza come norma e come valore) ed è chiaro che l’ambiente culturale ed i climi sociali agiscono nel rinforzare o indebolire questa meta-norma, senza che essa sia mai  annullata, se si tiene conto della organizzazione specificamente gerarchica dei gruppi sociali umani.

Le ragioni che portano all’obbedienza sono certamente molteplici e possono avere un effetto convergente e cumulativo.

Vero è che esistono norme sociali che dicono di non far del male ad altri ma si persevera per effetto della coerenza e delle dinamiche di rimozione della responsabilità.

Inoltre i soggetti sono sottoposti alla tecnica del colpo basso[4] ed i presupposti dell’esperimento sono ragionevoli, consensuali e dunque legittimi; gli aspetti poco etici della sperimentazione non sono inizialmente così evidenti.

Oltretutto, gli incrementi delle richieste sono graduali in base alla tecnica del piede nella porta, ovvero anche del chiedere il dito per avere tutta la mano. I soggetti subiscono allora il principio di coerenza e si riscontra una diffusa difficoltà a tirarsi fuori da un compito ormai sgradito per il quale ci si era inizialmente resi disponibili. Abbiamo accettato un impegno (di partecipare ad un esperimento scientifico) e gli impegni devono essere onorati sicché, una volta somministrato il livello di shock, tendiamo a costruire una giustificazione. Ed una volta giustificato il comportamento, come e quando fermarsi?

L’incedere della dissonanza pre e post-decisionale impone che essa sia ridotta. La prima risposta è che non posso modificare le azioni precedenti (counterfactual thinking). Si cercano altresì buoni motivi per giustificare il proprio comportamento (credenza del “mondo giusto”, colpevolizzazione della vittima).

Incide infine l’ambiguità situazionale per quel che attiene alla reale situazione della vittima (se distante) ed alle conoscenze scientifiche dello sperimentatore.

È importante cogliere alcune differenze concettuali e terminologiche relative alla distinzione tra conformità ed obbedienza: la conformità si manifesta in relazione a processi di influenza tipicamente gruppali e non in relazione a sollecitazioni di singoli individui. L’obbedienza va invece ricondotta ad una relazione con un individuo singolo.

Inoltre, nel caso della conformità ci si comporta in un certo modo perchè gli altri si comportano in quel certo modo e non perchè essi (necessariamente) lo desiderano, mentre con l’obbedienza noi aderiamo ad una richiesta esplicita di adesione normativa. La conformità non richiede una pressione manifesta, contrariamente all’obbedienza.

Ci si può anche interrogare sulla variazione effettuale di status, ovvero su quali sono gli effetti che conformità ed obbedienza comportano sulle reciproche percezioni di valore sociale.

La conformità aumenta la similarità: se noi ci sentiamo liberi di adottare il punto di vista degli altri, ci sentiamo simili a questi altri, non avvertiamo disparità di status.

L’obbedienza, invece, diminuisce la similarità: dal momento che obbediamo ad un ordine, per questa stessa ragione viene ad essere incrementata la distanza percepita di status tra soggetto d’autorità e soggetto obbediente.

Ecco una buona ragione per cui in pubblicità l’offerta di consumo non si rivela mai in forma tale da voler indurre obbedienza. La pubblicità sembra voler sempre sottendere il principio della libertà di adesione al comportamento d’acquisto e rifiuta generalmente l’imperio. Una delle motivazioni principali del consumo sostenuto dalla pubblicità è l’elevare la considerazione di sé anche rispetto all’altro, ad esempio, somigliando di più al modello di consumo pubblicizzato positivamente valutato, o innalzandosi psicologicamente e socialmente rispetto a coloro che non consumano quel determinato prodotto. Dunque la conformità pubblicitaria agisce nel ridurre la differenza di status o nell’elevare vantaggiosamente lo status rispetto ad altri. L’obbedienza, da parte sua produce un incremento del differenziale di status ed agisce essenzialmente riducendo la considerazione del sé o quantomeno riducendo lo status del soggetto obbediente rispetto alla fonte dell’influenza sociale. Il principio dell’obbedienza appare, dunque, più idoneo a sostenere le strategie persuasive adottate in sede propagandistica. Ma come vedremo, quella dell’obbedienza è solo una delle possibili leve della propaganda. Ancora una volta, anche in questo ambito, conformità ed acquiescenza sembrano leve più vantaggiose.

Ad integrazione di quanto precede è opportuno ricordare che l’impatto rilevante della presenza altrui, della loro semplice presenza e dell’osservazione del loro comportamento è stato evidenziato da Latane & Darley (1968), che con l’espressione Bystander Effect hanno definito la minor propensione delle persone ad intervenire nelle situazioni di emergenza prestando la propria opera o la propria testimonianza se vi sono delle altre persone presenti.

Tra i motivi essenziali possiamo riconoscere l’ignoranza pluralistica e la diffusione di responsabilità.

L’ignoranza pluralistica scaturisce dall’osservazione comparativa: noi valutiamo se è opportuno agire osservando se gli altri reagiscono alla situazione e gli altri fanno la stessa cosa, cosicché si ritiene che non sia opportuno agire.

Per la diffusione di responsabilità, noi decidiamo di non agire in base alla mera presenza di altri dal momento che, se sono presenti altre persone, la nostra personale responsabilità si riduce: perché dobbiamo agire noi e non qualcun altro?

In generale possiamo osservare che:

  • gli individui sono sensibili alla presenza degli altri per quanto attiene alla conformità (influenza maggioritaria);
  • la presenza di altre opinioni non conformi (alleati) favorisce la possibilità di sottrarsi all’influenza maggioritaria;
  • il comportamento dell’individuo è significativamente influenzato dal fatto di aver precedentemente condiviso norme di gruppo;
  • l’influenza maggioritaria si esprime anche nell’obbedienza perché il comportamento conforme si fonda su credenze condivise;
  • l’acquiescenza manifestata per un tempo prolungato si può trasformare in accettazione.

[1] Come afferma Moscovici il conformismo nasce “dalla preoccupazione costante di piacere agli altri, di fare come loro, di preferire gli stessi cibi e gli stessi vestiti, fino al punto in cui il nostro ego diventa il loro alter ego.” Egli però sottolinea anche, in modo altrettanto chiaro, che “non si è mai influenzati senza contemporaneamente influenzare, non si imita senza essere imitati.” La conformità è una forma di influenza reciproca basilare perché è associata ai meccanismi regolativi dei gruppi sociali umani in quanto gruppi specie-specifici. Semmai la caratteristica fondamentale delle società umane è che esse sono l’espressione rivelatrice della capacità umana di produrre una grande varietà di conformità.

[2] Bond R, Smith P.B., Culture and conformity: a meta-analysis of studies using Asch‘s line judgment task, Psychological Bulletin 119, 1996; pp. 111-137.

[3] Da 1984 di Orwell a Guerre stellari di Lucas, i diversi generi proiettano anche nel futuro la battaglia tra conformità-uniformità e innovazione-differenziazione, prefigurando il più delle volte società dominiali ed ipercontrollate.

[4] Questa tecnica è valorizzata da Robert Cialdini.

esiti della prova intercorso

ribadisco che i risultati di questa prova per assumere valore devono essere confortati dall’esito positivo della prova finale. se la prova finale non è superata, questi voti sono inutilizzabili.

in particolare se la prova finale darà un voto superiore alla prima, conterà direttamente l’esito della seconda prova.

se la seconda prova darà un risultato inferiore alla prima – ma superiore al 18 – l’esito finale verrà computato facendo la media tra le due votazioni.

10955

non sup.

13941

20

19927

23

20066

non sup.

23650

23

25053

non sup.

25055

non sup.

25113

non sup.

26327

24

26346

non sup.

26614

non sup.

26728

non sup.

27208

non sup.

27380

non sup.

27592

18

28347

23

28365

23

28443

non sup.

28498

non sup.

28568

19

28576

non sup.

28592

0

28615

non sup.

28637

non sup.

28685

24

28688

23

28722

19

28745

30lode

28751

non sup.

28752

non sup.

28775

21

28854

18

28855

non sup.

28947

23

28982

28

28986

30lode

29004

non sup.

29033

21

29045

non sup.

29086

24

29090

24

29144

28

29236

non sup.

29253

24

29273

23

29283

28

29301

18

29304

25

29320

27

29322

non sup.

29328

30lode

29390

non sup.

29406

non sup.

29413

non sup.

29433

non sup.

29501

24

29561

20

29567

28

29619

25

29628

non sup.

29677

21

29736

26

29737

non sup.

29738

non sup.

29739

non sup.

29746

19

29789

24

29816

28

29817

28

29853

21

29854

non sup.

30026

25

30050

30lode

30223

non sup.

30319

28

30350

25

30381

25

30454

non sup.

30457

23

30494

25

30679

non sup.

30716

28

30826

23

30829

30

30842

non sup.

30980

27

31273

non sup.

31326

25

31576

28

31749

30lode

32155

25

32288

25

32372

28

32397

non sup.

32756

18

32843

23

32986

Non sup.

32988

Non sup.

33050

23

33141

non sup.

33370

non sup.

33546

19

33683

Non sup.

33935

21

34008

non sup.

34040

non sup.

34140

19

34191

25

34294

non sup.

34404

27

avviso: prova di verifica intermedia

come preannunciato, i corsisti (e solo i corsisti*) possono accedere al test di verifica intermedia che si terrà giovedi 3 novembre alle ore 14.00 presso l’aula 1 di via mazzaroppi.

siete pregati di essere puntuali e di portare con voi un documento di riconoscimento che non sia il solo libretto universitario (carta d’identità o patente o passaporto) e quanto serve per la complilazione del foglio di risposta ovvero: penna, matita, temperamatita e gomma.

* sono considerati corsisti gli studenti che hanno effettuato l’autopresentazione su questo stesso blog (vedi in alto sotto all’intestazione) indicando il loro nome e cognome. chi non sarà in elenco non avrà accesso alla prova.

le armi della suggestione